[Jukebox] Deutsch-Amerikanische Freundschaft – Der Mussolini

r-30824-1341686313-7144.jpeg

Grasso, martellante, distopico: se c’è un timbro sintetico che, quanto ad aggressività, tiene testa anche alla più massiccia delle chitarre, quello è senz’altro il muscolare arpeggiatore di Der Mussolini. Una marcia d’assalto, un pistone impazzito, una colata di morchia, la danza di un androide: difficile non associargli un’immagine violenta. Sembra di essere presi a cinghiate in un bunker durante un bombardamento, condannati sia fuori che dentro. E’ tutta punk la cattiveria e tutta giovanile la Volontà di Potenza, ma è soprattutto l’esito di una liberazione catartica: le velleità industrial-costruttiviste dei primi due album si sciolgono in questa isteria danzereccia come acciaio in una fornace. Alles Ist Gut rappresenta, a partire dall’autoironico titolo, il riflusso dopo la militanza, l’edonismo dopo l’impegno, la fisicità dopo l’astrazione, il tutto portato a un livello di ossessività così insostenibile da triplicare il tasso di nichilismo, azzerando in un colpo solo il conflitto tra chiodo e dance floor.

Per tre minuti e cinquanta secondi non si cede di un millimetro. Voce, synth, batteria e null’altro: musica spoglia come un corpo nudo e madido, in quella torbida terra di nessuno tra l’iper-tecnologia e l’ultra-primitivismo. E’ una foga inespressiva, dove sarà il ballo semmai a pittare la tela: robotico eppure scoordinato, un agitarsi spastico in cui a ogni passo ci si rompe qualche osso. Sta tutto in quella precaria oscillazione armonica, che pare sempre lì lì per disfarsi: Robert Görl detestava la “pulizia” dei gruppi synth-pop e per tutta risposta si vantava di non accordare mai il suo bestione elettronico, ottenendo un suono turgido e potentissimo. Quella pressa torva e opprimente rimarrà tra i grandi status symbol degli 80 apocalittici, la colonna sonora di un videogioco in cui si può solo perdere, contraltare del minaccioso declamare di Gabi Delgado.

Se l’influenza di Kraftwerk e Suicide è ancora trasparente, l’approdo è del tutto nuovo e ancora oggi destabilizzante: solo gli Screamers hanno azzardato una musica per sintetizzatore così possente e arrembante. Electronic-Body-Music: non potevano appiccicarsi un’etichetta più azzeccata, non a caso trasformatisi in un genere a sé stante. Una musica “pensata per essere tedesca” e ostentatamente teutonica nella sua metronomica disumanità (scandita, tuttavia, dalla voce di uno spagnolo: una delle tante contraddizioni su cui il duo di Düsseldorf amava giocare), ma che finirà con l’influenzare I’odiatissima musica da ballo anglo-americana, soprattutto quella nera. Il battistrada per la techno è segnato, se non già abbondantemente superato.

Poi, certo, ci sarebbero anche quel titolo e quel testo. Quasi marginali, a fronte di tanta espressività musicale, ma determinanti per farne un successo allora e un cult oggi. Sarebbe tuttavia inappropriato dissolverli nel cliché della fascinazione destrorsa: la loro è una profanazione sistematica di qualsiasi tabù, un’ambiguità affilata come un rasoio, morbosamente attratta da tutto quanto profumi di estremo. Sarà un caso che l’acronimo DAF possa leggersi non solo come Deutsch Amerikanische Freundschaft ma anche come Donatien-Alphonse-François (de Sade)? Inutile, d’altro canto, sottolineare che quella parossistica, Genet-iana esaltazione della forza fisica appaia più omoerotica che fascistoide, e quelle divise scure rimandino a un immaginario sadomaso/feticista piuttosto che militare. Una sessualità brutale che, paradossalmente, finisce con il delineare una sensualità tragica, il fiore di una gioventù sospesa tra il godimento assoluto e il sacrificio totale, con ardore da prima linea e slancio vitale dall’inevitabile risvolto mortifero.

Mai un brano dal contenuto tanto controverso era salito così in alto in classifica, finendo per imperversare nelle discoteche di tutto il mondo. Oggi sarebbe impensabile, forse lo era anche all’epoca. Il punto è che qua c’è poco da pensare e molto da ballare, fino all’ultima stilla di sudore, al ritmo implacabile di un Potere in cui annullarsi con depravato piacere.

[lo trovi anche su Ondarock]

Annunci

Un pensiero su “[Jukebox] Deutsch-Amerikanische Freundschaft – Der Mussolini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...