[Ascolti] Bruce Haack – Preservation Tapes (Telephone Explosion, 2018)

r-12456959-1535650139-2393.jpeg

“This is Bruce Haack. My music encompasses all forms, produced electronically on synthesizers which I have built”: non potrebbe esserci presentazione migliore della frase che apre questa preziosa raccolta di inediti, assemblata per i trent’anni dalla scomparsa da quella stessa Telephone Explosion che, amorevolmente, ha ristampato i suoi lavori più significativi. Pochi altri artisti hanno dato tanto all’evoluzione della musica elettronica quanto questo sottovalutato pioniere canadese, tra i primissimi a intuire le potenzialità delle canzoni per sintetizzatore: mentre la maggior parte dei compositori suoi contemporanei si dedicava a lunghe e astratte suite ambientali, Haack ha messo i suoni elettronici al servizio di brani brevi e orecchiabili, preconizzando il synth-pop con un’abbondante ventina d’anni di anticipo. Anche la filosofia che lo animava ha fatto scuola: un inno cyberpunk ante litteram come Program Me è null’altro che l’embrione del mito kraftwerkiano dell’Uomo-Macchina.

Genio tanto visionario quanto naïf, già alla fine degli anni 50 inizia a pasticciare con sintetizzatori e campionamenti, servendosi di macchinari costruiti riciclando apparecchiature di ogni genere e manovrati con tutto il corpo (anticipando in questo gli esperimenti dei Silver Apples, suoi ideali discepoli). Tra le sue bizzarre invenzioni, almeno tre meritano di essere citate: il “Dermatron” (un sintetizzatore sensibile al calore della pelle), il “Musical Computer” (un campionatore portatile incastonato in una valigia) e il “Farad” (un vocoder dall’inconfondibile timbro cibernetico, che diventerà il suo vero marchio di fabbrica). Negli anni il suo incontenibile talento si sfoga nelle forme più varie e improbabili: canzoni per bambini, christian music (Garden of Delights, datata 1963, è probabilmente la prima “messa elettronica” della storia), jingle pubblicitari, apparizioni pseudo-circensi al “Tonight Show” di Johnny Carson in cui sbalordisce il pubblico con le sue sempre più sofisticate creazioni (tra cui alcuni esperimenti di automazione sugli strumenti musicali che sconfinano nella pura robotica).

La svolta avviene con The Electric Lucifer, uscito nel 1970 per la Columbia, un concept album che immagina una mirabolante guerra tra Paradiso e Inferno risolta dal provvidenziale avvento del “Powerlove”, amore universale che redime Lucifero in persona e sana ogni conflitto: è uno dei più grandi e misconosciuti capolavori del periodo, un saggio di psichedelia elettronica avanti anni luce, oltre che un requiem fantascientifico (ma tutt’altro che distopico) per la civiltà hippie appena dissoltasi. Riascoltato ancora oggi, al netto delle pur deliziose ingenuità, lascia a bocca aperta per la sua capacità di suonare allo stesso tempo vibrante e disumano. Da lì la carriera prosegue tra alti e bassi ma la voglia di sperimentare non si arresta, incrociando il cammino con un altro titano come Raymond Scott e misurandosi con la dance e il rap (“Party Machine”, 1982, insieme a Russell Simmons), fino alla morte avvenuta nel 1988, a soli 57 anni, per un’insufficienza cardiaca causata dal diabete.

La sua assurda vicenda è narrata nel documentario del 2004 Haack…The King of Techno, seguito l’anno dopo dal disco-tributo Dimension Mix. Beck, Mark Oliver Everett, Stereolab, Money Mark, Mouse On Mars, Luke Vibert: sono solo alcuni degli artisti che, nel corso degli anni, hanno ammesso il loro debito con questo folgorante anticipatore. E ascoltando queste dieci, incredibili composizioni, appare più che mai evidente: dal krautrock ai Suicide, da Gary Numan a Moroder, dalla techno di Detroit ai Daft Punk fino al David Lynch musicista, tutto sarebbe stato impensabile senza le fondamentali visioni di Bruce Haack, il Lucifero Elettrico.

Tracklist
1. When Mothers Of Salem
2. Little Things
3. Untitled 1
4. Untitled 2
5. Untitled 3
6. Party Machine (original version)
7. Untitled 4
8. Jesus Loves Me
9. Untitled 5
10. God Be With You

[lo trovi anche su Ondarock]

Un pensiero su “[Ascolti] Bruce Haack – Preservation Tapes (Telephone Explosion, 2018)

  1. Pingback: [Monografia] Joe Meek | WAREHOUSE: SONGS AND STORIES

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...