[Ascolti] Plastics – A (Victor, 2018)

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Cos’hanno in comune un paese come il Giappone e la new wave più svitata e futuribile? Pressoché tutto: rovinosa smania tecnologica, un gusto perverso per certe manifestazioni fuori di testa e tanta ironia. Date queste premesse, come potrebbero suonare dei Devo all’ombra del Sol Levante? Più o meno come i Plastics: insieme ai P-Model, la più rinomata band post-punk nipponica.

Non epigoni ma protagonisti di quella ricca stagione (il certificato di nascita recita 1976), blaterano una sceneggiata affine a quella dei kindred spirit di Akron: a partire dal nome, insistono a tavoletta sulla natura spersonalizzante dell’industrializzazione coatta, del consumismo d’assalto e della vischiosa persuasione mediatica, profetizzando sconfortanti scenari di regressione neurologica collettiva. A debita distanza dai toni apocalittici delle band britanniche, le loro canzoni (con testi in inglese) si mantengono leggere, volutamente “sceme” e per questo ancora più alienanti: una parodia della musica di consumo che è la perfetta colonna sonora per una devoluzione già in atto e ormai inarrestabile. Come da prammatica, tutti i membri hanno esperienze pregresse in ambito figurativo (illustratori, grafici, stilisti), definendo da subito un look e un concept ben precisi, del tutto funzionali alla loro divertita guerriglia.

Le fonti pescano nella più bieca pop culture nazionale, con particolare riguardo per le demenzialissime sigle di cartoni animati e videogiochi, ma i risultati non hanno nulla a che vedere con le partiture magniloquenti degli Yellow Magic Orchestra: sintetizzatori appiccicosi e percussioni robotiche garantiscono un sound irresistibilmente bubblegum. E a proposito di batterie elettroniche, i Nostri possono vantare un primato tecnologico di tutto rispetto: grazie al tastierista Masahide Sakuma, programmatore della Roland, hanno potuto mettere le mani sul primissimo esemplare di TR-808, la mitica drum machine simbolo della house music, facendone l’avanguardistico sperone della loro galea post-moderna.

Album come il memorabile Welcome Plastics (1979) e singoli come Top Secret Man e I Love You, Oh No! (poi ripresa con grande fortuna dagli Stereo Total) hanno segnato in profondità il pop del loro paese: tutti, dai Polysics fino ai Gesu No Kiwami Otome, devono loro qualcosa. Conosciuti in Occidente grazie all’interessamento di colleghi illustri come Talking Heads e B-52’s, meritano di essere ricordati tra le istituzioni minori del genere. A documenta il concerto di reunion del 2016 e funge da ideale “best of” della loro coloratissima esperienza (anche grazie alla fedeltà delle esecuzioni rispetto agli originali). Nell’edizione limitata anche un mini Cd con cinque demo dai primordi della band.

Tracklist
1. I Am Plastic
2. Welcome Plastic
3. Diamond Head
4. Ignore
5. Deluxe
6. I Love You, Oh No!
7. Delicious
8. Digital Watch
9. Too Much Information
10. Complex
11. Good
12. Robot
13. Cards
14. Introduction – Copy
15. Top Secret Man

Bonus Cd
1. Copy
2. Can I Help Me?
3. Park
4. Copy (early demo)
5. Too Much Information (early demo)

[lo trovi anche su Ondarock]

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