[Ascolti] Trigger Cut – Buster (Token, 2019)

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Quello dei sottogeneri “locali” è un universo mappato in maniera spesso aleatoria: pur non figurando nei dizionari critici, molti di essi diventano veri e propri standard di riferimento. Esiste il “Chicago noise”, o si tratta di un’allucinazione collettiva dovuta allo strapotere simbolico albiniano? Fatto sta che una matrice comune tra i vari Shellac, Jesus Lizard, Shorty, Big’n (questi ultimi tornati a sorpresa l’anno scorso) e compagnia dissonante è più che ravvisabile, ed è ormai impossibile non associare la sagoma di una Travis Bean a quelle trame spoglie e abrasive: quando sotto i denti ti capita una chitarra d’alluminio piegata da un basso d’acciaio, una batteria ripresa con almeno una dozzina di microfoni e una voce affogante sotto il pelo dell’acqua, sai cosa stai mangiando.

I Trigger Cut, guidati dall'”Angular high treble guitarist” Ralph Schaarschmidt (ex-Buzz Rodeo), si crogiolano in quell’immaginario con tale rigore filologico da potersi spacciare in scioltezza per un trio del Midwest, il che è abbastanza sorprendente dato il loro passaporto teutonico (tra Stoccarda e Monaco, per l’esattezza). Incisione su bobina, riverberi naturali, mix che pare uscito dritto dritto dal banco dell’Electrical Audio e un’esplicita dedica a Jim Kimball lasciano poco spazio all’immaginazione. E anche i titoli dei brani, a livello prettamente fonetico, non scherzano: King Of Inks non potremmo trovarla in una tracklist, chessò, degli Steel Pole Bath Tub? Pony Pony, invece, non ve la aspettereste tra le lerce mani dei Killdozer o dei Cows? Una cosa è sicura: a dispetto del nome, i Pavement da queste parti non c’entrano granché.

In ogni caso, la personalità non manca: affiatati strumentisti e compositori, i crucchi portano a casa un più che onesto tributo ai propri idoli, con molta deferenza ma poca piaggeria: calcolando la comatosa agonia del genere in questione, è già un trionfo. D’altronde, quantomeno all’orecchio, non è forse preferibile una maniera ben congegnata, rispetto a un opaco guazzabuglio con pretese di originalità?

Tracklist
1. Hellcat Bob
2. Blind
3. Transfer
4. King Of Inks
5. Free Hugs
6. Pony Pony
7. The Miners Are Back
8. Mute Driver
9. I Know She Knows
19. Westworld

 

[lo trovi anche su Ondarock]

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