[Ascolti] Anna Meredith – FIBS (Moshi Moshi, 2019)

front

C’è un aspetto, tra gli altri, che mi ha sempre lasciato perplesso delle teorie accelerazioniste tanto in voga, di cui pure condivido i presupposti: perché una filosofia che promette il benessere universale ha delle applicazioni musicali tanto distopiche? Se le macchine garantiranno libertà e felicità, ha senso stare sotto un capannone a ballare gabber e non in salotto ad ascoltare country rock? C’è un motivo particolare per continuare a riciclare certa repellente estetica cyber-rave nel prospettare un futuro radioso all’umanità intera?

Questo terzo disco di Anna Meredith non pretende di sciogliere la contraddizione, ma quantomeno propone una valida alternativa: una musica sì futuribile e ipercinetica, ma affabile e a tratti sognante, nella convinzione che l’ultratecnologia possa e debba contemplare il romanticismo. Dotta formazione accademica, rodaggio di lusso nell’orchestra della BBC, nominata nel 2018 “Member of the Order of the British Empire”, la giovane compositrice sposa l’estetica hd/post-club declinandola su un combinato disposto electro-math-kraut-prog, con un ventaglio di soluzioni dalla modern classical alla synthwave e (alleluia!) nessuna interferenza black. Dimenticatevi, tuttavia, il cipiglio intellettuale delle compagini post-strutturaliste: a menar le danze è piuttosto lo stupore di una bimba con troppi giocattoli tra le mani.

Altèra come Julia Holter, imprevedibile come Holly Herndon, spregiudicata come SOPHIE, nel titolo evoca delle “frottole” e l’irrealtà domina incontrastata, turbinosa come il video di Paramour. Dal duello Battles-Oneida di Sawbone fino agli Ozric Tentacles feat. Panda Bear di Bump, passando per la Jenny Hval a cena con Vessel di Inhale Exhale e l’incrocio St.Vincent-Oneohtrix Point Never di Killjoy, il capogiro di questo frullato mutante è piacevolmente assicurato. Quarantacinque minuti esagerati e martellanti, spesso e volentieri pantomimici (la fusion da videogame di Limpet), con inattese oasi di pace (la Laurie Spiegel annichilita di moonmoons) e il più etereo degli epiloghi possibili (lo specchio d’acqua dreamy di Unfurl). Tanta gommosa elettronica, ma anche chitarra, violino, clarinetto, percussioni e un girotondo di vocalist, con un ambio da fanfara imbizzarrita che non sarebbe dispiaciuto a Sun Ra. Mixa l’ormai onnipresente Marta Salogni, tra gli espatri di cui più dovremmo addolorarci.

L’avvenire, a quanto pare, non sarà per forza uno strazio. Stivalata ben assestata contro le puerili angosce dei nuovi apocalittici, FIBS è un coloratissimo passepartout con cui pretendere, un buona volta, una piena automazione dal volto umano.

Tracklist
1. Sawbones
2. Inhale Exhale
3. Calion
4. Killjoy
5. Bump
6. moonmoons
7. Divining
8. Limpet
9. Ribbons
10. Paramour
11. Unfurl

[lo trovi anche su Ondarock]

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